OLTREMISURA 2020

 

“Quelli che conversavano con la Madonna, che provavano a darsi fuoco ai capelli mi sembravano più reali e sinceri degli altri.” Rossana Campo

Eccoci ancora qui, benedicendo quel luogo, il teatro, che da anni ci contiene nell’approssimarsi alle paure, ai desideri, ai sogni che ognuno di noi custodisce nella speranza di diventare migliore “non per convinzione ma per la noia di essere uguali sempre a sé stessi”. A teatro “ci si riempie gli occhi di parole e la gola di sospiri” e insieme, in quella sospensione che allontana dal quotidiano, si fa parte di una comunità dove ognuno vive un’esperienza differente di sé stesso poiché ha la possibilità di incontrare tutti quegli esseri infiniti e plurimi che lo abitano. Se continuiamo costanti a inseguire il sogno di portare ogni anno sul palcoscenico del teatro Francesco Rosaspina il nostro ideale di bellezza, quel dardo potente che trafigge gli occhi e il cuore senza che ci si possa in alcun modo difendere, è perché abbiamo bisogno più che mai di condividere insieme ciò che per noi dà senso all’idea del fare comunità: “ridare significato alla parola comunità”, cercando di superare l’individualismo più spinto ed estremo, e quindi “attraverso quella, a sé stessi”. E ancora. Stare insieme. Condividere esperienze reali, stanarsi dalle case e dalle zone confortevoli della vita sui social. Mettersi a confronto, dubitare di ciò che si è sempre creduto, offrire all’altro la parte meno appetibile di sé senza coprirsi di inutile vergogna. Sorridere, sorridere davvero, non solo per la posa programmata dell’ennesima foto da condividere. E discutere, chiacchierare, ridere, trovare il tempo di socializzare, di costruire amicizie, di sondare la possibilità di conoscersi. Nel tempo in cui le informazioni viaggiano fulminee, ridisegnando in un brevissimo istante la mappa effimera di ciò che ci sembra di sapere, si dimentica troppo spesso che gli avvenimenti naturali quali il mettere al mondo un essere umano, crescerlo, nutrirlo ed educarlo non hanno mutato gli istanti, le ore, i giorni, i mesi e gli anni necessari affinché ciò accada. E così, al tempo che è legato al ciclo delle stagioni, al sole che nasce e muore, ai noviluni e ai pleniluni, rispondono sbocciando e crescendo le piante e gli alberi tutti. Ciò che di schizofrenico annebbia la percezione della realtà è questo senso di immediato, di istantaneo che relega la riflessione e l’assaporare dei momenti più intensi della vita ad atti meccanici e privi di senso. Come se tutto fosse veloce e a portata di mano, come se bastasse un clic, un like, un follower ad elevarci per un istante alla condizione sublime del divino. E poi… ancora l’abisso, il vuoto, il nulla da riempire. “Adesso mi voltavo e mi accorgevo che la vita era finita, ci era passata accanto senza mai farci davvero dei gesti evidenti, poi aveva raccolto le sue carte con discrezione ed eleganza, con garbo, e si era molto semplicemente allontanata da noi; a dire il vero, guardando con attenzione, la nostra vita non era stata affatto lunga.” Michelle Houellebeck.
Venite a teatro dunque, e lasciatevi avvolgere dalle paure e dai sogni: “se sull’orlo di un abisso l’istinto ti proibisce di cadere, così sull’orlo del tuo abisso il sogno ti proibisce di crollare. I sogni sono appigli. I sogni sono alleati.” Stefano Massini
Buona stagione a tutti.